“Quella cosa chiamata web” cambia tutto, business compreso: l’Italia lo sa?

In un contesto in cui tutto cambia, ha senso proseguire a fare le stesse cose?

Si, se si vuole restare indietro e morire.

No, se si vuole sopravvivere e crescere.

Ieri ho letto un pezzo di Simone Marchetti che mi ha colpito molto. Utilizzando poche parole riesce a parlare del cambiamento totale che stiamo vivendo prendendo come esempio un evento organizzato da Anna Wintour, boss di Vogue America (ricordate Il diavolo veste Prada? Ecco, era ispirato a lei).

Attraverso l’osservazione di questo appuntamento il giornalista evidenzia un passaggio fondamentale: la signora Wintour ha capito come trasformare un evento in uno spettacolo più importante del giornale che conduce, realizzando un appuntamento da trasmettere live via web (sul suo sito e quelli di altri partner), avviando poi una sinergia con un famoso sito di ecommerce Moda Operandi per vendere gli abiti protagonisti della sua sfilata.

Lo stesso Simone Marchetti su D.Repubblica.it sottolinea come la Wintour abbia mandato di nuovo in scena uno spettacolo faraonico e una tendenza che farà vendere lo stile cattivo e arrabbiato di trent’anni fa.

Cosa impariamo da questa magistrale operazione che riguarda settori importanti come editoria, moda e comunicazione?

Il concetto è semplice: rompere le barriere. Innovare significa fare qualcosa di diverso, di originale. Trovare nuovi modi per proporre quello che si crea, per immaginare il proprio lavoro.

In questo caso, la Wintour ha mostrato come si infrangano le barriere tra arte, abiti, commercio, comunicazione, tempi di vendita tradizionali. È un esempio di quali siano le potenzialità di “quella cosa chiamata web”, dove ogni idea ha una chance per essere sviluppata e avere un futuro. Non tutte riescono, ma i mezzi per provarci ci sono e sono accessibili a tutti.

Quindi, chi ha voglia di fare, si rimbocchi le maniche e ci provi.

Innovatori, il momento di transizione attuale è il vostro momento.

Be Sociable, Share!