La storia di WhatsApp insegna qualcosa a tutti noi

Jan Koum CEO WhatsApp

Lunedì ho avuto l’opportunità di assistere al keynote che uno dei fondatori di WhatsApp, Jan Koum, ha tenuto al Mobile World Congress di Barcellona. Le sue parole sono state semplici e brillanti e credo siano una buona lezione di vita per tutti noi. Ecco cos’ha detto (con un breve riepilogo)

“La nostra idea è nata 5 anni fa, nei primi mesi del 2009.

5 anni fa non avevamo nulla, né utenti né prodotto. L’unica cosa che possedevamo era una grande voglia di realizzare qualcosa che per noi era importante, qualcosa su cui incanalare tutte le nostre energie, entusiasmo e passione.

Volevamo creare uno strumento per connettere le persone e farle restare in contatto in maniera semplice.

Così abbiamo iniziato, partendo dal nulla, ritrovandoci in un grande capannone, senza tanti mezzi, lavorando giorno e notte.

Ecco, ora abbiamo decine, centinaia di milioni di utenti. Con il passare del tempo siamo riusciti a realizzare il nostro sogno. Abbiamo davvero dato alle persone la possibilità di restare connesse in modo semplice, immediato e divertente.

Io sono cresciuto in Russia, sotto il regime comunista. La mia era una famiglia della fascia media, una delle poche a potersi permettere di avere un telefono a casa. Noi potevamo ricevere e fare chiamate, ma molti dei miei amici no. Così il nostro telefono veniva condiviso con il quartiere, con gli altri utenti.

Il mio desiderio di creare un modo semplice per comunicare tra le persone deriva anche da questo, dalla mia storia, perché una situazione come quella che ho vissuto in Russia non accada mai più.

Con WhatsApp vogliamo che tutti abbiano la possibilità di sentire chi vogliono, quando vogliono. Per questo siamo felici per quanto abbiamo creato, così semplice e funzionale.

Crediamo che WhatsApp possa arrivare ancora a molti altri utenti. Gli smartphone si diffonderanno sempre di più e il loro prezzo calerà. Sempre più persone avranno accesso alla rete e potranno comunicare con altri. Il mondo cambia così in fretta, e noi evolveremo ancora.

Voglio terminare con un ultimo passaggio: ogni nostro utente ha scelto WhatsApp perché altri amici lo avevano fatto. Il passaparola è stato fondamentale. Quindi, grazie a tutti voi: se siamo cresciuti, e siamo arrivati a questo punto (con l’acquisizione da parte di Facebook, ndr), è davvero merito vostro.”

Le parole di Koulm rappresentano un invito reale a perseguire i propri sogni, con concretezza, trasformandoli in obiettivi. Non tutti riusciranno, ma l’importante è sapere dove si vuole arrivare, accertarsi di avere le competenze e le forze per farlo e provarci. E se va male, imparare dagli errori e provarci ancora.

È proprio quello che ha fatto il secondo fondatore di WhatsApp, Brian Acton.

Brian ha cercato di essere assunto da due importanti società della Silicon Valley: prima Twitter, poi Facebook. Entrambe hanno rifiutato la sua candidatura.

Brian Acton rejected by Twitter and Facebook

Passano quattro anni e mezzo dopo ed eccolo di nuovo qua, mentre vende a Facebook la sua compagnia per 19 miliardi di dollari. Un bel rientro dalla porta principale.

Perché le cose cambiano, e il vento gira. E se hai un sogno (e le competenze per trasformarlo in obiettivo), non devi mollare, mai.

Ecco come la storia di WhatsApp ci insegna qualcosa.

–> Ti è piaciuto il post? Seguici sulla pagina Facebook di Io Speriamo Che!

Image via: 1, 2, 3

Be Sociable, Share!