La Sardegna e la metàdemocrazia, una nuova (e triste) forma di governo

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In Sardegna si sta sperimentando una nuova forma di governo. È la Metàdemocrazia.

Solo la metà della persone aventi diritto al voto (circa) lo hanno esercitato. E di queste, solo la metà (quasi) ha scelto l’attuale governatore, Francesco Pigliaru.

I sardi aventi diritto al voto sono quasi un milione e mezzo (1.480.409, di cui 725.331 uomini e 755.078 donne).

Di questi è andato a votare circa il 52%. Poco più della metà, circa 750.000 persone.

La metà di 750.000 è 375.000.

Francesco Pigliaru ha chiuso con 312.982 preferenze, quindi poco meno della metà, con uno scarto di poco più di 20 mila voti rispetto a Ugo Cappellacci, che si è fermato a 292.395.

Ora, in tanti hanno scritto che il vero vincitore è l’astensionismo.

L’astensionismo non vince mai. È una non scelta. Anzi, è una bestemmia verso tutti coloro che hanno dato la vita per creare una democrazia in Italia, verso i nostri padri e madri, verso i nostri figli (io non ne ho, ma capite il senso).

Qualche giorno fa ho fatto una riflessione.

“Puoi anche non andare a votare. Un giorno non sarà più necessario.
Ci sarà una sola persona che deciderà per tutti, te compreso. E quando tu dirai “A me questa decisione non va bene”, ti risponderanno: “Quando ti abbiamo chiesto cosa pensassi, non hai detto nulla”.

È un’estremizzazione che vuole solleticare la fantasia. Ma bisogna stare attenti.

La situazione in Sardegna è molto delicata e deve far pensare tutti, perché le persone che non sono andate a votare non hanno perso solo la fiducia nella politica. Hanno perso la fiducia in se stesse, e nel proprio futuro.

La politica è responsabile anche di questo. Spero il nuovo presidente abbia la forza e l’intelligenza per iniziare un percorso virtuoso che sappia far rialzare, almeno un poco, questa splendida Regione.

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