La mia generazione è infelice. Perché? Forse corriamo nella direzione sbagliata.

Lucy è infelice.
Lucy è infelice.

L’altro giorno ho condiviso un post già popolare in tutto il web. Si tratta della traduzione in italiano di un articolo scritto da un blogger americano che cerca di spiegare come mai la generazione delle persone dai 18 ai 35 anni (quindi, la mia generazione) sia assolutamente infelice.

Il post è molto interessante, ma lunghetto. Per questo, vi propongo una sintesi (e una mia lettura).

Al suo interno si usa l’esempio di un’ipotetica ragazza, Lucy. Lucy rappresenta tutti noi dai 18 ai 35 anni (l’articolo originale si basa sulla società americana, ma teniamo comunque buono il paragone).

Lucy appartiene alla generazione denominata Generazione Y, ovvero quella generazione nata tra gli anni ’80 e il 2000, figlia del baby boom economico degli anni 60-70, periodo durante il quale i suoi genitori hanno vissuto la loro maturità e sono riusciti a fare carriera (nel post questa generazione è anche chiamata “Generazione GIPSY”).

Lucy, come tanti altri giovani, oggi ha un problema: è infelice.

È tremendamente infelice perché la sua vita non la soddisfa: ha delle aspettative che sono rimaste molto più alte di quello che è riuscita a ottenere. Nonostante abbia studiato, fatto la gavetta e mantenuto sempre l’atteggiamento giusto, Lucy non è riuscita ad avere la vita che sognava.

Perché Lucy è infelice? O meglio, perché non ha raggiunto i suoi obiettivi?

Secondo il post, perché non appartiene alla generazione giusta. E ha puntato troppo in alto.

La generazione precedente, quella dei genitori di Lucy, ha vissuto un periodo economico di grande crescita e prosperità. Ha potuto guadagnare molto, prosperare, comprare una o più case e crescere al meglio i propri figli.

Ecco Lucy con i suoi genitori

Proprio i genitori di Lucy, così come quelli di tanti altri giovani, hanno cresciuto la figlia nella speranza e convinzione che lei avrebbe avuto un futuro simile al loro o ancora più luminoso.

Ora però Lucy è diventata grande, e le cose non stanno così. Le sue aspettative rimangono molto più grandi della sua vita reale. E quando le aspettative sono più grandi di ciò che si è, si diventa infelici.

Ora, il post presegue sottolineando dei punti interessanti: Lucy è cresciuta con la voglia di fare carriera come i genitori.

In più, ha coltivato la convinzione di poter fare carriera seguendo la propria passione, e vivendo di questo. E ha sempre pensato di essere speciale.

Cosa che in realtà Lucy non è. E nemmeno buona parte della sua generazione. 

Qui, il post sottolinea un particolare: Lucy e i ragazzi della generazione Y vivono di illusioni. Pensano di essere speciali e migliori degli altri, pretendono un lavoro migliore di chi li ha preceduti e pensano che la loro carriera sia un fatto dovuto.

Ecco, non sono molto d’accordo su questo punto. O meglio, credo che le cose siano andate un po’ diversamente.

Penso  che la mia generazione sia cresciuta con delle ambizioni (che mi auguro abbiano tutti). Ambizioni sane, come la voglia di essere felici e realizzarsi.

E con delle illusioni, a volte troppo grandi, causate in buona parte dal bombardamento massiccio di pubblicità e televisione, 

Le pubblicità sempre più aggressive hanno contribuito a creare un immaginario falso: ci sono state mostrate cose che non avremmo mai potuto avere e traguardi impossibili da raggiungere con un unico vero obiettivo: venderci qualcosa.

Questi messaggi sono stati propagati dal mezzo di comunicazione di massa per eccellenza: la televisione, capace di ipnotizzare e convincere chiunque. E contro questi messaggi non esistevano anticorpi.

In questo modo è stata creata una generazione di finti sognatori. Dico finti, perché il sogno era solo un’esca: in realtà, siamo stati trasformati in consumatori.

Consumatori che consumano cose di cui potrebbero fare a meno, seguendo un sogno artificiale.

Fight Club
Ho pensato che quest’immagine potesse starci.

Così, l’ambizione di ognuno di noi è diventata quella di dover realizzare un sogno che in realtà non era il nostro, ma quello di altri, spacciato per “sogno comune”: il successo, ad ogni costo.

Da lì, si è persa la bussola. Tanti, tutti hanno pensato di poter diventare star della musica, della tv, di qualsiasi cosa. Oppure milionari, e così via.

Va bene avere ambizioni, va bene anche puntare in alto, il più in alto possibile. Tutti dovrebbero seguire il proprio sogno e vivere di conseguenza.

Ma credo si sia dimenticato un passaggio.

Nessuno ha più pensato che, prima di immaginare un obiettivo, è necessario fare un’altra cosa: conoscere se stessi, acquisire la consapevolezza di sé e del mondo in cui si vive. Guardarsi dentro, capire davvero quali siano le proprie potenzialità e desideri, e poi agire. Perché la felicità non è il successo e non è collegata esclusivamente a delle ambizioni stellari, tanto meno ad alti consumi.

Non possiamo essere tutti delle star. Ma possiamo sicuramente essere più felici. Magari continuando ad avere delle ambizioni (sane) che non siano esclusivamente collegate alla grandezza della propria auto o al possesso di un attico, quantomeno al vincere un Oscar.

Certo, sarebbe fantastico se tutti potessimo vincere un Oscar, o un Nobel, o il Pallone d’Oro: ma si può essere felici anche senza. Perché, si: tutti abbiamo una possibilità e possiamo iniziare il percorso che ci porti a quel traguardo, ma è solo con la giusta consapevolezza che potremo mettere insieme i passi, uno dopo l’altro. E se anche non dovessimo tagliare il traguardo per primi, sapremo comunque di avere dato il massimo. E non dovremmo portarci dietro una tragica infelicità.

Mi ripeto: secondo me, la generazione Y non vive di illusioni. Cerca di vivere il suo sogno, perché tutti dovremmo avere sogni o ambizioni, di qualunque genere e tipo.

Ma stiamo attenti a quali strade scegliamo di seguire, ai passaggi da fare e ai cattivi consiglieri che creano dei bisogni di cui si può fare a meno.

Detto questo, il post originale continua dicendo che la frustrazione di Lucy aumenta in quanto soffre nel vedere quello che fanno gli altri suoi coetanei e colleghi, i quali continuano a realizzare i propri progetti alla luce del sole, condividendo i propri progressi su Facebook.

Lucy no: è ferma, vede quanto fanno realizzano gli altri e ne soffre.
Ora, Lucy dovrebbe un po’ svegliarsi, e darsi una mossa. Magari non diventerà Madonna o Hillary Clinton, però potrebbe iniziare a farlo e sporcarsi le mani. Questo di sicuro toglierebbe un po’ di illusione ai suoi sogni e la porterebbe alla loro realizzazione, o almeno la avvicinerebbe un po’.

A questo proposito, mi ricollego all’ultima parte del post, che si chiude con tre consigli per Lucy (che possono essere estesi a tutta la generazione Y):

1) Rimani selvaggiamente ambiziosa. Il mondo contemporaneo è pieno di opportunità per cogliere fiori e soddisfazioni. La direzione da prendere può non sempre essere chiara, ma si andrà delineando col tempo — l’importante è buttarsi a capofitto su qualcosa (qualcosa di veramente tuo).

2) Basta col pensare di essere speciali. Perché, di fatto, non sei speciale. Tu sei come tutte le altre giovani persone senza esperienza che non hanno molto da offrire. Potrai diventare davvero speciale quando lavorerai duramente per tanto tempo.

3) Ignora tutti gli altri. Il giardino dei vicini che sembra sempre più verde, è roba vecchia. Eppure nel mondo virtuale cui siamo abituati, il giardino dei vicini sembra un parco glorioso ed immenso. La verità è che tutti gli altri sono indecisi, dubbiosi e frustrati quanto te. Se tu porti a termine i tuoi obiettivi, non avrai altre ragioni per invidiare gli altri.

A cui mi permetto di aggiungerne due.

4) Circondati di persone creative. Trova persone che sappiano darti stimoli, persone pure, sincere, che ti fanno sentire a tuo agio. Se poi credono in te, ancora meglio.

5) Non dimenticare di capire chi sei, prima di iniziare il viaggio verso quello che vuoi diventare.

Comunque, altro che sintesi… Alla fine il mio post è diventato più lungo dell’originale.

In più, onde evitare incomprensioni, voglio sottolineare una cosa. Il mio modo di pensare resta sempre questo: se puoi pensarlo, puoi farlo. Senza metterti alcun limite. Solo, prima di muoverti fermati un attimo per conoscere te stesso. Non farti influenzare da immaginari esterni, resta quello che sei. E nel caso le cose non andassero come speravi, non prendertela troppo.

Un’ultima riflessione. Leggendo i commenti al post di cui ho parlato, ho visto tante riflessioni che evidenziano come Lucy (quindi la generazione Y) non possa realizzare i suoi sogni e fare carriera come i genitori perché ora non ci sono le stesse condizioni economiche. Ovvero, girano meno soldi. A questo proposito, io dico che ogni epoca ha le sue condizioni, con le quali si ha obbligatoriamente a che fare.

Da qui, due strade:

Numero 1: Adeguarsi e sfruttare le cose a proprio favore. In che modo? Se ci sono meno soldi, si può iniziare a vivere con meno, abbandonando la logica del “Più ho=Meglio sto”. Come? Condividendo di più, cambiando le abitudini che sono state tramandate, accontentandosi.

Numero 2: Ribaltare tutto. Se qualcosa non piace, che si lavori per cambiarla. Organizzandosi affinché le cose vadano meglio, o cambino il loro verso. Messa così sembra troppo facile? È ancora più facile far finta di nulla e lamentarsi e basta. :)

Ah, le due cose possono anche essere realizzate insieme.

Voi, che ne pensate? Se volete, commentate qui sotto. ;)

 

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