Il lavoro che ti ha sempre sognato.

Qualche giorno fa leggevo un post sul sito Valigia Blu dove si parlava di LAVORO.
L’articolo partiva da una pubblicità che propone ancora lo stereotipo del lavoratore come “persona che lavora in ufficio, camicia bianca e valigetta nera”. Il tutto veniva condito da una riflessione del giornalista:

L’unica professione presente e futura – l’unica professione dei vincenti – è quella con la scrivania e la valigia nera, le riunioni e i boccioni d’acqua. NO fiorai, NO esperti di elettrolisi, NO impagliatori di piumoni. Lavoro è quello, è il modello dominante.

Una vera semplificazione che ci viene proposta da sempre.

Da qui è partita la mia riflessione: perché non si propone un’idea alternativa di lavoro, basata sulle passioni e sull’entusiasmo? Perché non puntare, invece che su dei lavori “preformati”, su un ribaltamento che parta dalla necessità di “conoscere se stessi”, i propri punti di forza, le proprie inclinazioni, e solo da lì avviare la ricerca del lavoro, o la sua diretta creazione?

Non ricordo di aver mai visto in giro dei messaggi di questo tipo. Eppure, credo sarebbero davvero molto utili. Sicuramente tutti lavorerebbero con più coscienza e con livelli di produttività maggiori, perché contenti di quello che fanno e consci di trovarsi al posto giusto.

Utopia? Oppure, semplicemente il sistema non è fatto per questo ma per impiegare al suo interno le persone, a prescindere da inclinazioni e volontà personali?

E.. Se così fosse, chi si sforza di fare qualcosa che ha veramente a cuore e per la quale sente di essere nato, è effettivamente un ribelle?

In questo caso, siate ribelli.

See ya!

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