Alghero città turistica? No grazie. Pt 3

Riprendo il mio dossier su Alghero e le sue lacune dal punto di vista turistico. Sia chiaro che questo mio lavoro ha una prospettiva costruttiva: si indicano ed elencano problemi esistenti per poterli affrontare e risolvere. Io stesso sono di Alghero e so bene quanto questo posto sia bello, prezioso e ricco di splendidi paesaggi. Ha solo bisogno di organizzarsi meglio.

Detto questo, nei precedenti post avevo parlato di disservizi, sporcizia e assenza di parcheggi. Questa volta mi soffermo sulla scortesia nei confronti di chi viene in visita in città. Scortesia manifestatasi all’interno di un ristorante della costa di Alghero. Un articolo di Giovanni Fancello apparso sulla Nuova Sardegna di ieri (p.5) descrive bene la situazione. Eccone qualche estratto, a cui alterno qualche mio commento:

Sette amici padovani decidono di cenare in una piccola e splendida baia sulla Riviera del Corallo. Prenotano un ristorante e, complice la pigrizia vacanziera, arrivano con un quarto d’ora di ritardo. Fatto, questo, che provoca il risentimento del cameriere che li accoglie. Si ventila la possibilità di non cenare […] ma il locale quasi vuoto favorisce la possibilità di accomodarsi, non senza polemiche e rimostranze.

Un quarto d’ora di ritardo? Ho fatto il cameriere anche io e un quarto d’ora è il minimo. I veri ritardi sono ben altri. Quello del cameriere è un mestiere stressante, faticoso e poco gratificante. Ma questo non autorizza a maltrattare i clienti ed essere scortesi. Chi non è portato per questo lavoro, o semplicemente non ha voglia di farlo, non lo faccia. Punto. Ne va dell’immagine del locale e, di riflesso, della località intera.

Per il resto, lascio proseguire l’articolo, particolarmente esaustivo ed efficace.

I sette cercano di ordinare ma si affaccia qualche difficoltà: diversi piatti sono per due persone e loro non sono pari. La richiesta è la seguente: sei spaghetti all’aragosta e uno alla marinara. “Impossibile – arguisce il cameriere – il piatto si prepara solo per due persone”. I padovani consigliano di cucinare gli spaghetti e di condirli con metà degli ingredienti. Si rischia il linciaggio.

Una scena da film. Una tragicommedia perfetta.

Si insiste affinchè il “singolo” possa avere una porzione di spaghetti alla marinara ma la risposta del cameriere è: “Il problema è solo vostro”. La goccia che fa traboccare il vaso. L’amico che ha ordinato gli spaghetti va via trascinando con sé la moglie. Rimangono in cinque e, quindi, rimane anche il problema ma, “imbonito” il cameriere si riescono a ordinare cinque spaghetti all’aragosta.

Sembrerebbe sufficiente, ma la parte peggiore deve ancora arrivare. Dopo aver sostanzialmente rovinato la serata a un gruppo di amici ecco che il ristorante dà la botta finale: il conto.

5 coperti 10 euro, vino 15, acqua 7, polpo 8, tre antipasti 30, spaghetti (lessati) 25, 1,7 chili di aragosta 220 euro, 5 sorbetti 15 euro. Totale: 330 euro.

Può sembrare assurdo ma è successo davvero. Il pezzo si conclude con una semplice considerazione che condivido in pieno:

Ecco come rovinare la nostra splendida terra dove si cerca di vendere a caro prezzo l’incultura gastronomica e la poca professionalità del servizio.

Che diranno questi turisti una volta a casa? Sicuramente non parleranno bene né di Alghero né dei suoi ristoranti. E non lo faranno solo con gli amici stretti. Lo diranno a tutti, lo scriveranno sul loro profilo Facebook, su Twitter, nei forum ai quali prtecipano. E i loro giudizi negativi resteranno online, screditando pesantemente l’immagine di un’intera località turistica. Ancora non si è capito che, oggi, un cliente insoddisfatto garantisce una pubblicità negativa amplificata, perpetua, potentissima.

Continuare a scontentare le persone per una città turistica è un puro suicidio.

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